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T.MERULA

MUSICA SACRA

Melanie Remaud (soprano),

Antonella Gianese (soprano),

Marta Fumagalli (alto),

Paolo Borgonovo (tenor) & Salvo Vitale (bass)

Il Demetrio, dir. Maurizio Schiavo

BRILLIANT 95270

Schermata 2016-11-02 alle 16.07.41

L’angelo festeggiante di Giotto riprodotto sulla copertina di questo recente CD Brilliant non ci deve trarre in inganno. Non si tratta della solita strenna natalizia (anche se può egregiamente interpretarne il ruolo). Si tratta invece di un disco importante, dedicato ad uno dei pilastri della musica del ‘600. Tarquinio Merula e’ la dimostrazione di come il genio, il talento non abbiano patrie, o forse ne abbiano molte. Nato e vissuto in una piccola porzione dell’Italia settentrionale, racchiusa nel quadrilatero Cremona-Lodi-Bergamo e infine Padova, con poche ma significative puntate all’estero, come il lustro passato alla Corte di Sigismondo III di Polonia (1621-1626), in realtà trova, nella figura carismatica di Monteverdi, il faro permanente della sua produzione artistica. Ma tutto il resto, la sua genialità, la sua duttilità, la sua capacità di innovare, la sua raffinatezza, la sua fantasia sono sempre governate dal suo talento, che lo sostiene innanzitutto nella sua poliedricità, che dette luogo ad una ricca produzione vocale e strumentale che, in questo caso si, giro’ presto, in lungo e in largo, non solo la penisola, ma l’Europa. Merula fu infatti organista (il suo primo impiego, non ancora ventenne, presso la chiesa di San Bartolomeo a Cremona), ma anche valente violinista e compositore di vaglia, sia per tastiera    sola che per complessi vocali e strumentali (la sua raccolta d’esordio, “Primo libro delle Canzoni” risale al 1615), venendo per così dire “a coprire” tutti i generi musicali in uso nella prima metà del XVII secolo. E questo CD, nato dalla ricerca ostinata e puntuale di Maurizio Schiavo e del suo ensemble “il Demetrio”, ce ne da ampia prova. Escludendo le Messe, Merula ci ha lasciato una ricca produzione sacra per voci e strumenti, raccolta in sei volumi, tutti editi a Venezia, tra il 1624 e il 1652, e consistente in 17 brani, 11 Salmi e 6 Mottetti complessivamente. La ampia gamma di possibilità espressive che queste musiche propongono viene qui scandagliata, metabolizzata ben al di là di una semplice lettura e infine riproposta da Schiavo e dai suoi sodali, che la rendono così assimilabile da qualsiasi ascoltatore. Quella che fino a qualche tempo fa era musica poco conosciuta e altrettanto poco eseguita oltre che poco registrata, perde qui la sua retriva accezione di musica d’elite, per tornare ad essere quella che era nel ‘600: musica popolare che si ascoltava e si cantava ogni domenica nella chiesa di Lodi. Un plauso dunque a Maurizio Schiavo e all’eccellente manipolo di Solisti vocali che lo ha accompagnato in questa meritoria fatica artistica.

Leo Magrentinof