Primavera di Heidelberg: non solo Lieder

Carlo Vitali intervista Thorsten Schmidt

PRIMA PARTE

“Heidelberg è la culla del Lied tedesco, una storia plurisecolare che va dalle canzoni dei Minnesänger medioevali tramandateci nel Codex Manesse fino alla raccolta poetica Des Knaben Wunderhorn di Brentano e von Arnim, generatrice di Lieder a centinaia: da Mendelssohn e Schumann fino a Mahler, Webern e Schönberg. Studenti di molti paesi – dal Giappone all’Italia e agli Stati Uniti – vengono qui a perfezionarsi in questa forma d’arte sotto la guida di specialisti quali Thomas Quasthoff, Ian Bostridge e Thomas Hampson, suocero e collega del vostro Luca Pisaroni”.

 

logo-del-festival_ph-cv

(foto di: Carlo Vitali)

A parlare così è Thorsten Schmidt, un vivace cinquantenne dall’aspetto roseo e cordiale che assomma nelle sue mani le cariche di Intendant e Geschäftsführer (come a dire, sovrintendente, direttore artistico e amministratore delegato) del Festival Heidelberger Frühling, da lui co-fondato nel 1996. Una corazzata musicale da 44mila presenze l’anno (dati del 2016) che incrocia fra il Neckar e il Reno colonizzando una cinquantina di luoghi di spettacolo nella Regione metropolitana più o meno coincidente con gli antichi confini del Palatinato. Anche luoghi insoliti come il Laboratorio Europeo di Biologia Molecolare o la sede centrale della BASF a Ludwigshafen. Su tutti sventola fra marzo e aprile la bandiera verde-primavera del Festival, ma il quartier generale resta la Kongresshaus Stadthalle, un auditorium dall’acustica sensibilissima anche se non certo progettato da un archistar (provatevi ad immaginare l’incrocio fra un municipio prussiano e una stazione della metropolitana di Mosca). Ed è proprio qui, fra i tavolini all’aperto davanti al suo maestoso pronao, che Herr Doktor Schmidt ci racconta la sua success story e la sua filosofia manageriale. Le quali, manco a farlo apposta, nascono da un iniziale fallimento.

Ho cominciato con lo studiare canto; poi ho capito che sarei rimasto un mediocre tenore, e così sono passato alla Facoltà di Economia. Dopo la laurea a Francoforte ho lavorato per qualche tempo in un centro di ottimizzazione delle risorse socio-economiche territoriali (Agentur für kommunale Beratung). Ma l’amore per la musica restava sempre in sottofondo; così nel 1995, a 33 anni, accettai con entusiasmo l’incarico di amministratore delegato del Coro e Orchestra Bach di Magonza. Dal 1996 al 2000 ho ricoperto lo stesso incarico all’Orchestra Filarmonica di Heidelberg per passare poi a dirigere i servizi culturali della città”.

 Una specie di assessore alla cultura?

Non proprio. Non era un incarico politico ma di marketing, soprattutto a favore del neonato Festival. Dal 2006, con la trasformazione di quest’ultimo in s.r.l., sono un normale manager privato che risponde del suo operato agli azionisti”.

thorsten-schmidt_ph-studio-visuell

(Thorsten Schmidt. Foto di: studio visuelle)

 Che poi sarebbero?

 “Anzitutto il comune di Heidelberg e il Land del Baden-Württemberg, i quali contribuiscono per un 26 % al bilancio della società, arrivato nell’esercizio scorso a circa 3,1 milioni di euro”.

Non male. E il restante 74 %?

Viene da risorse autonome: sbigliettamento, diritti radiotelevisivi, merchandising; e poi sponsors e fundraising di massa. Mi scusi l’inglese”.

 Per carità. Con queste non trascurabili risorse, nel marzo-aprile del 2017 lei e il suo staff, che lavora a tempo pieno per dodici mesi l’anno, avete messo in cartellone – e offerto in prevendita fin dall’ottobre 2016 – la bellezza di 128 eventi con la partecipazione di circa 700 artisti: grandi stelle internazionali, giovani promesse già in carriera e debuttanti assoluti o quasi.

 “Scusi, ma il termine evento non mi piace troppo. Keine Eventisierung, niente ‘eventificazione’. Meglio parlare di una piattaforma che consenta agli artisti, vuoi affermati vuoi esordienti, di presentare idee interessanti sviluppate in comune con noi. Da noi sono in primo piano i contenuti, non lo spettacolo. E ovviamente la formazione: oltre che per il Lied, abbiamo seminari di perfezionamento (ci piace chiamarli ‘Accademie’) per la musica da camera, la composizione e il giornalismo musicale”.

Sempre più sorprendente. Ma torniamo un attimo all’amministrazione. È ovvio che idee e contenuti devono marciare sulle gambe di risorse certe; da qui l’importanza dei contributori privati e della loro fidelizzazione. Leggo nella cartella stampa un elenco interminabile di sponsors: oltre alle solite banche, trovo il logo di grandi alberghi, ristoranti, aziende chimico-farmaceutiche, un’agenzia di consulenza finanziaria e soprattutto una multinazionale del cemento. Un materiale colpevole di tanti peccati contro l’acustica nella costruzione di nuovi edifici di spettacolo e nel restauro di quelli antichi. Lo fanno per espiare?

Continua…

Carlo Vitali

 

 

 

Salva

Salva

Salva