Primavera di Heidelberg: non solo Lieder

Nostra intervista con Thorsten Schmidt

SECONDA PARTE

“No comment. Fatto sta che HeidelbergCement è il maggior partner del Festival sin dalla fondazione. La sinergia di grandi e piccoli sostenitori, dal facoltoso professionista al singolo appassionato che contribuisce occasionalmente con piccole donazioni, è il nostro punto di forza perché ci garantisce una complicità sociale estesa e fa della città un punto di attrazione riconoscibile in Germania e all’estero”.

Quest’anno il tema unificante della manifestazione è appunto “In der Fremde”, titolo di un Lied di Schumann che in italiano si tradurrebbe “In terra straniera”. Qualche allusione all’attualità?

Naturalmente sì. Vogliamo riflettere su temi che sono all’attenzione di tutti: il futuro dell’Europa, il problema dei rifugiati, la paura di un’islamizzazione della società. Alla base di tutto, il richiamo ai valori illuministici di tolleranza e incontro con l’Altro. La Germania è oggi più che mai un paese di accoglienza, con grandi opportunità e grandi criticità. Heidelberg, con le sue tradizioni di città universitaria e turistica, non fa certo eccezione, anzi: semmai si trova in prima linea”.

 E come vi proponete di favorire l’integrazione fra culture diverse? Certo non solo per mezzo del Lied.

Vedrà e ascolterà lei stesso. Mi permetto solo di segnalarle il concerto di dopodomani 3 aprile: “Jerusalem”, presentato dal Pera Ensemble. Sono musiche d’Oriente e d’Occidente dal Medioevo al Barocco. Fondatore del complesso è Mehmet Cemal Yesilçay; con lui, e coi suoi strumentisti e cantori formatisi alle classiche tradizioni arabo-ebraico-ottomane, collaborano due italiani: il controtenore Filippo Mineccia e la soprano Francesca Lombardi Mazzulli”.

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(Stadthalle Heidelberg. Foto di: Carlo Vitali)

Detto, fatto: un successone. In platea si vedevano ragazze e bambine col velo islamico accanto a vertiginose scollature e minigonne made in Germany. La maggioranza dei maschi tedeschi, si sa, preferisce il casual-sportivo anche a teatro; ma tutti applaudivano a ritmo, appassionatamente. Piluccando fra gli altri “non-eventi” del primo week-end di aprile, a mezzogiorno di sabato un saggio degli Stipendiaten, i borsisti reduci dalle lezioni di Thomas Hampson, ci offriva un mezzosoprano di voce politissima e tecnica rocciosa: Iris van Wijnen nello schubertiano Gretchen am Spinnrade. La sera toccava poi al duo Nikolaj Znaider, violino e Piotr Anderszewski, pianoforte. Pubblico in delirio con tanto di bis bachiano dopo Janáček-Schumann-Webern-Beethoven; e naturalmente dell’amato Ludwig van non poteva mancare, in omaggio al logo del Festival, una magistrale interpretazione della Sonata n. 5 op. 24 (“Frühlingssonate”, ossia Sonata della primavera).

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(Ponte sul Neckar. Foto di: Carlo Vitali)

Domenica mattina incontro con le famigliole: cioccolata in tazza e pasticcini per un nugolo di frugoletti in età prescolare ai quali clavicembalo, violino barocco, tamburo dâf e una biondissima chellerina narrano la favoletta di Re Teodoro e il Sultano. Per dirla con Ariosto, “eran rivali, eran di fé diversi” ma li affratellava l’amore per la musica e il caffè. Non è una storia vera, ma crederci è forse socioterapeutico? Speriamo. Il pomeriggio del dì di festa chiude in tono più mondano con un verace tea-time all’inglese nel salone di un grande albergo: tè e scones gustati in silenzio per non disturbare la bella Doesjka van der Linden, arpista (fra l’altro) del Mariinskij di San Pietroburgo e qui solista eccellente in mille e un arrangiamento d’autore a firma Zabaleta, Grandjany, Cambreling.

Carlo Vitali

Thomas Hampson insegna a interpretare i Lieder (video)

http://www.dw.com/de/heidelberger-frühling-mit-thomas-hampson/av-38341238