L’Accademia della Bufala

mozzarella-di-bufala

di Carlo Vitali

 

Appendice minima: Il ruggito della Capra

Secondo B&T la musicologia austro-tedesca – dal 1830 a oggi sempre protonazista, filonazista, criptonazista e postnazista – avrebbe fatto carte false per negare il contributo italiano alla musica germanica di autore “ariano”. Nel 1867 così scrisse il prussiano Friedrich Chrysander, editore dell’opera omnia di Händel (e di Corelli !):

“Für Händel wie für Mozart war es von unberechenbarem Werthe, daß sie so völlig in die italienische Tonkunst eingingen; Gluck selbst würde nie seinen gelehrteren französischen Vormann Rameau überholt haben, wenn er seinen Gang nicht durch Italien genommen hätte”.

(F. Chrysander, G.F. Händel, Leipzig, Breitkopf & Härtel, 3.° vol., cap. 1)

Si traduce a beneficio di coloro che, come B&T, non sanno il tedesco. Il che non è una vergogna, a meno che non si cerchi di negarlo contro l’evidenza:

“Per Händel come per Mozart fu di valore incalcolabile l’essersi addentrati tanto completamente nella musica italiana; lo stesso Gluck non avrebbe mai superato il suo dotto predecessore francese Rameau se non avesse intrapreso il suo percorso attraverso l’Italia”.

Invece i signori B&T, nel loro furore revisionista, ruggiscono ai confini del futuribile: “noi abbiamo citato la fonte delle informazioni che NON piace al Gazz. [Carlo Vitali, ndr] il quale propone un’altra fonte. Tedesca quindi migliore. E allora? Ce ne saranno altre che il Gazz. non conosce. Magari africane. E allora?” (http://www.mozartlacadutadeglidei.it/2017/03/19/il-gazzettante/).

Modernissimo. Non più history, ma his story – o magari her story se a scrivere è una femminista 2.0 (cfr. Christina Hoff Sommers, Who Stole Feminism?, New York, Simon & Schuster, 1994).

Si fa sommessamente notare che:

1) materia del contendere è il catalogo degli iscritti alla setta segreta degli Illuminati di Baviera (Germania);

2) la fonte “preferita” dai signori B&T è il libro Perfectibilists di Terry Melanson, un ufologo che vive in Canada;

3) il database curato da un gruppo di studio presso l’Università di Erfurt (sempre Germania) ha finora identificato, e verificato con ricerche poliarchivistiche, 1382 nomi di Illuminati contro i circa 450 del dilettante americano. I documenti da loro consultati, manoscritti e a stampa, sono scritti in tedesco arcaico e in carattere Fraktur, volgarmente detto gotico.

Con tutto il rispetto per i seri studiosi canadesi e africani (tra i musicologi ne esistono degli eminenti, tipo Cliff Eisen e Kofi Agawu), si domanda: le fonti si possono scegliere a comodo di chi scrive, o non esiste un criterio gerarchico di autorevolezza? Ma B&T sono moderni e noi antiquati.

Quanto al citato prof. Cliff Eisen — “associate editor” del nuovo catalogo Köchel — riporto qui col suo permesso una comunicazione personale che mi ha inviato in data 10 febbraio u.s.: “The notion that Mozart’s works were largely ghost-written – and not only Mozart but other composers’ as well – is ludicrous. There’s no evidence to support a supposition of this sort, not even circumstantial. This is, quite simply, FAKE NEWS”. C’è bisogno di tradurre?