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CD PALADINO, J.S. BACH, VARIAZIONI GOLDBERG

 

 

 

J.S. Bach

Goldberg Variations  

Michael Tsalka (clavicordo)

Paladino pmr 0032     

 

                                                                                                 

 

Le bachiane Variazione Goldberg, negli ultimi trent’anni, al di là delle pietre miliari rappresentate dapprima da Wanda Landowska al clavicembalo e da Rosalyn Tureck e Glenn Gould al pianoforte, sono state eseguite e registrate in tutte le salse, perfino in una trascrizione per orchestra d’archi.

Ma, se non vado errato, questa è la prima registrazione del capolavoro del divino Kantor che prevede l’utilizzo del clavicordo, ossia proprio lo strumento prediletto da Bach, che utilizzava sempre in ambito domestico, e sul quale furono concepite queste variazioni. Questo strumento, come si sa, tra tutte le tastiere è quello che vanta il timbro più delicato e sfumato, ideale per chi vuole suonarlo nelle ore notturne, proprio come faceva Bach nella quiete della sua magione. Michael Tsalka è un validissimo interprete israeliano, che si è voluto cimentare con il clavicordo, dopo aver eseguito le Variazioni Goldberg al clavicembalo, all’organo da camera, al fortepiano e al pianoforte, impadronendosi, in tal modo, delle varie timbricità ottenute da questi strumenti. Ma la sua esecuzione sul clavicordo (per la precisione su due splendide copie costruite da Sebastian Niebler, il primo basato su un modello del 1796 appartenuto a Johann Christoph Georg Schiedmayer, dal suono più lirico e delicato, il secondo sulla base di modelli tedeschi e svedesi risalenti al tardo Settecento, dal timbro più scuro e potente) nulla risente delle modalità e dell’“imprinting” dato dalle altre tastiere. Tsalka è un interprete che fa della sensibilità e dell’idiomaticità il punto di partenza per stabilire un rapporto intimo, essenziale, basilare tra lo strumento in questione e le Variazioni Goldberg, le quali escono “inscheletrite”, rapprese in un suono che è a dir poco rarefatto, conchiuso in una dimensione diafana. Abituati alle sontuose interpretazioni di clavicembalisti e pianisti, che si sbizzarriscono nell’inzupparle di orpelli e abbellimenti timbrici, di fronte all’esecuzione di questo artista, non si può non restare emozionati, rapiti e coinvolti da un suono così semplice, umile, povero nel senso “ricco” del termine. Una versione, questa, che dovrebbe essere il punto di partenza, e non di arrivo, per affrontare l’ascolto del mistero sublime di questa pagina.

 

Andrea Bedetti

 

 

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