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J. RODRIGO, CONCERTO DI ARANJUEZ |
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RUBRICA A CURA DI PIERGIUSEPPE ZANARDI La fortuna discografica di questo capolavoro di Rodrigo, musico cieco ma musicalmente molto più dotato di tanti altri suoi colleghi spagnoli, non ha bisogno di essere raccontata. Tutti i chitarristi classici, famosi o no, lo hanno avuto in repertorio e molti lo hanno inciso anche più di una volta. L'unico a non averlo fatto è il grande Andres Segovia, che ha invece registrato molti altri lavori del nostro Autore. Ed è un peccato che del grande Paco de Lucia esistano molte testimonianze in video ma una sola, e non eccelsa, in disco. Delle decine di versioni ascoltate fra quelle sul mercato discografico internazionale (non per forza quello italiano), solo sette meritano di essere vivamente consigliate, sia perchè evitano il languore sentimentale da canzonetta popolare nel famoso Adagio, sia perchè evitano l'illustrazione decorativa da cartolina turistica in cui molti cadono a loro insaputa. Siccome più o meno quasi tutte si equivalgono, non saranno presentate in ordine crescente o dcrescente di merito ma in ordine alfabetico per solista. JULIAN BREAM / JOHN ELIOT GARDINER / RCA Il chitarrista inglese ha inciso il Concerto almeno in quattro riprese, e due volte con lo steso direttore, Gardiner. É la seconda versione, appunto con quest'ultimo, che ha il merito di essere di gran lunga la migliore, esente da durezze e morbida quanto basta per non essere languorosa. Merito di Gardiner che sa smussare le angolose asperità del solista e merito del solista che sa dare vigore col suo apporto, ad un orchestra un po' troppo educata allo stile britannico. SHARON ISBIN / JOSE' SEREBRIER / WARNER Unica chitarrista donna ad aver superato l'esame e ad aver mostrato una stoffa da vera professionista della chitarra in barba a molti suoi titolati colleghi, delle tre versioni lascaite in cd, l'ultima è l'unica a poter salire sul podio delle migliori incisioni. Freschezza, poesia e slancio caratterizzano questa sua lettura che non cade mai nell'ovvio o nel dejà vu. Orchestra eccellente e direttore in sintonia concludono questa bella testimonianza sonora. PEPE ROMERO / NEVILLE MARRINER/ DECCA Pepe Romero e Marriner hanno inciso insieme due volte questo lavoro ed è la seconda verisone del 1992 in digitale che merita di essere citata. Il caldo temperamento del solista ed il perfetto aplomb britannico, elegante e raffinato di Marriner hanno apportato a questa incisione un mix di temperatura mediterranea che evoca immagini e sonorità spagnole senza scivolare nel pittoresco o nel folklore. Un'esecuzione superba anche come incisione tecnica.
GORAN SOELLSCHER / ORPHEUS CHAMBER ORCHESTRA/ DG Solista senza direttore ma con un'orchestra da camera che si dirige da sola. Ed è un gran bello spettacolo sonoro. Soellscher è un maestro del suo strumento e l'orchestra lo segue con entusiasmo ed eleganza. Esecuzione equilibrata, piena di nuances e di preziose atmosfere castigliane che si libera di tutte le languorose frange stucchevoli di cui questa partitura era sovraccarica nell'immaginario comune. MARCO SOCIAS / JOSEP PONS / HARMONIA MUNDI Socias è finora ancora poco conosciuto in Italia, ma ha una fama internazionale rimarchevole. La sua versione del Concerto è fra le migliori in assoluto per cantabilità, originalità e feeling musicale. Orchestra e direttore non sono da meno e sanno evocare i giardini fantastici e meravigliosi di Aranjuez con il loro magico sound tipicamente idiomatico.
JOHN WILLIAMS/ LOUIS FREMAUX / SONY Delle quattro versioni che John Williams ci ha lasciato io prediligo l'ultima, meno sfacciata di quella con Ormandy, meno approssimativa che quella con Groves e più elegante di quella con Barenboim. John Williams ha un temperamento da leone, si sa, anche se non è aggressivo e caparbio come il collega inglese Julian Bream. Le sue letture sono sempre dominate da una certa prepotente energia che non sempre viene poi messa a servizio dell'interpretazione musicale. E soprattutto non sempre orchestra e direttore vi si trovano coinvolti in modo positivo. Con Fremaux, direttore tranquillo ed esente da routine del podio, Williams riesce a sposare energia e musicalità in un melodico e sorprendente stile esecutivo che sorprende, seduce ed affascina. NARCISO YEPES/ GARCIA NAVARRO / DG Ben sei sono le incisioni che ci ha lasciato Narciso Yepes e solo una si pone fra le più belle fra le esecuzioni discografiche di questo Concerto: quella con Garcia Navarro nel 1979, da preferire alla precedente con Alonso, più ruvida e un po' troppo esteriore. Esecuzione trasparente e raffinata, magico sound di insieme fra chitarra ed orchestra, interpretazione eccelsa e piena di calore, senza cadere nel cartolinismo o nella colonna sonora "da grand hotel". Un vero capolavoro umile e sincero denso di poetiche immagini e nostalgie. |
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L.v. BEETHOVEN, CONCERTO PER PIANO N. 5 |
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Rubrica a cura di Piergiuseppe Zanardi
Il tango è uno dei balli più seducenti e più perfetti se l'intesa fra i due ballerini è totale in piena armonia e in totale sincronia di gesti e di sguardi, oltre che una medesima psicologia nel modo di affrontare e condividere i passi e le figure. Altrimenti, se manca un solo elemento di questi, è un totale sfacelo. E la pantomima diventa burlesca. Così è il quinto concerto per pianoforte di Beethoven: se soltanto manca un minimo di intesa, di complicità, di comunione d'intenti fra solista e direttore d'orchestra si arriva presto al disastro. E il più seducente fra i concerti per pianoforte nella storia della musica fa come il Titanic, si scontra con l'iceberg e affonda. Quanti naufragi nella storia del disco sono avvenuti negli ultimi 50 anni! Ben poche le incisioni che hanno varcato la prova del tempo ed han superato lo scoglio del fraintendimento o della pura competizione voyeuristica tipica di alcune star del podio e della tastiera. Fra le 70 incisioni presenti ora sul mercato è stato non facile saper individuare questa perfetta sincronia fra pianista e direttore, fra pianoforte ed orchestra, fra recuperi storici e innovazioni filologiche o nuove prospettive di lettura. E alla fine? Quanti e chi sono arrivati alla fine con coerenza, rispetto dell'opera e personalità esecutiva? Eccone l'elenco, in ordine di riuscita secondo il nostro discutibilissimo giudizio. Premetto che le copertine dei cd nominati sono state scaricate da amazon, per cui è probabile che nuove ristampe e etichette distribuite abbiano effettuato un nuovo lifting d'immagine al brano in questione e che quindi sul mercato italiano i cd abbiano una copertina diversa. SERKIN / BERNSTEIN Questa esecuzione ha superato la prova del tempo e nonostante i miglioramenti tecnici d'incisione e le nuove letture filologiche dell'interpretazione beethoveniana, questa incisione non ha preso una ruga e si situa nel mio quintetto di testa preferito. Pur non essendo un ammiratore di Serkin non posso che inchinarmi di fronte al magistero tecnico e musicale che questo pianista mette in evidenza in ogni dettaglio della sua lettura nobilissima, austera e rigorosa ma illuminata da un pathos eccezionale. GOULD / STOKOVSKI
L'incontro fra queste due vedettes americane, l'uno estroverso e narcisista, l'altro misantropo e ipersensibile, ha portato alla realizzazione di un disco straordinario, assolutamente antispettacolare ma denso di sonorità quasi eccessive che mescolano uno stile di lettura neoclassico e l'eccesso di sentimentalismo preromantico, elementi che sono ambedue presenti nell'humus poetico del compositore e qui vengono esaltati come nessuno è mai riuscito a fare dandoci una lettura vertiginosa, ad alte quote di un virtuosismo stupefacente . FISCHER / FURTWAENGLER L'incisione storica che più storica non si può. L'incontro fra due giganti dell'interpretazione musicale che non danno spazio al dissenso. L'esecuzione mono è certamente un handicap per gli amanti dell' hi-fi, ma è un'interpretazione talmente gigantesca che vale la pena di ascoltare anche fruscii, rumori e accidenti di percorso vari durante tutto l'ascolto da cui si esce trasfigurati. POLLINI / BOHM E' la grande interpretazione moderna per eccellenza. Un direttore in fine di carriera e un pianista dotato che non era più una promessa ma una solida realtà. E un'etichetta fra le più autorevoli sul mercato che realizza il disco. Un trionfo internazionale. Lettura apollinea e classicissima, secondo lo standard dei due esecutori e una limpida, splendida resa sonora ammirevole e dettagliata in ogni suo particolare. ARRAU / DAVIS L'incontro fra un pianista straordinario sulla soglia dei novant'anni che ha perso l' agilità leonina di un tempo e un direttore d'orchestra che in Beethoven non ha mai lasciato tracce memorabili poteva lasciar dubbiosi sulla necessità di eseguire e incidere un lavoro simile ipotizzando un risultato senile e un po' manierato nello stile e nella resa sonora. Ed invece, chapeau bas, messieurs! Il risultato è straordinario. Arrau non è un leone addormentato ma un agguerrito rinoceronte sul sentiero di guerra e Davis gli fa da guida con maestria e competenza raggiungendo insieme un'interpretazione storica molto personale e significativa. HOROWITZ / SZELL L'incisione storica che uguaglia ma non supera la versione Fischer – Furtwaengler è naturalmente quella di Horowitz. Superlativa, sgargiante, esteriore ma non domestica. Questa incisione è sempre rimasta edita in ogni ristampa della RCA e ancora adesso si ascolta con ammirazione e meraviglia, seppure il cuore non è coinvolto più di tanto. ZIMERMAN / BERNSTEIN Dove invece il cuore viene coinvolto ed emotivamente colpito è nel concerto live che Zimerman e Bernstein ci regalano con autentica passione e pathos. Apollo e Dioniso si incontrano, litigano un poi' ma poi fanno insieme la stessa strada come due fratelli, facendo la gara a chi dei due è più rispettoso verso l'altro ma senza cedere prerogativa alcuna sulla propria individualità. Un capolavoro inestinguibile. GILELS / SZELL Versione importante ed omogenea, classica e allo stesso tempo moderna. Solista e direttore vanno di comune accordo con un'ottima intesa anche se, dal mio punto di vista c'è una certa consapevolezza di essere bravi e dotti da ambo le parti. Avrei preferito un po' meno di bravura e un po' più di tenerezza, ma sono dettagli che non sminuiscono affatto questo disco tuttora degno di comparire in ogni collezione storica che si rispetti. Questo è dunque il nostro quadro sintetico delle migliori incisioni discografiche dell'Imperatore beethoveniano. Tutto quello che è avvenuto prima o dopo queste pietre miliari, comprese le incisioni storiche monoaurali degli anni 40 e 50, le incisioni di interpreti comunque grandi come Backhaus, Gieseking, Schnabel ecc., non ha nulla tolto e nulla aggiunto a queste immense interpretazioni. |
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G. MAHLER, LE SINFONIE, PARTE II |
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Rubrica a cura di Piergiuseppe Zanardi SINFONIA 6 Fra le varie incisioni della Sesta amo ricordare quella di HORENSTEIN, la mia preferita, poi quella di BOULEZ fra le più riuscite anche dal punto di vista della resa tecnica e del colore orchestrale. Fra i nuovi direttori che hanno messo in cantiere l'integrale di tutte le sinfonie, solo ZINMAN e GERGIEV sono, a parer mio, gli unici ad essere riusciti a valorizzare in modo pregevole il significato dialettico e contrastato fra istanti di gioia e brividi di angoscia presenti nella partitura. Le altre incisioni soffrono un po' di eccessi sonori o interpretativi sovrapponendo molte volte la visione personale dell'esecutore a discapito di quella del compositore. 
 SINFONIA 7 Per la Settima, il discorso è più complesso. Sinfonia centripeta e visionaria, dà modo all'orchestra di sfoderare tutti i suoi mezzi per raggiungere un virtuosismo che non è mai fine a se stesso. Luci ed ombre nei vari movimenti della sinfonia si alternano come in un gioco di specchi e nascondendo all'ascoltatore poco allenato alla dialettica artistica di Mahler, i veri turbinii psicologici presenti fra le note. Fra tutte le incisioni presenti sul mercato, solo due, una opposta all'altra, possono essere definite capolavori assoluti e indiscutibili: a versione storica, personalissima, lenta e monumentale di KLEMPERER e quella pulitissima, leggera e poetica di INBAL purtroppo ora fuori catalogo ma presente nel cofanetto di tutte le sinfonie. Sia BERNSTEIN che HAITINK, nella seconda versione di Amsterdam, riescono ad essere vicino al traguardo delle due versioni citate, e pur non raggiungendolo, possono essere considerate le uniche due alternative possibili. La versione rustica e un po' ruvida di ABBADO con l'orchestra di Chicago è un outsider che può incuriosire ed offrirsi come particolare lettura personale di una sinfonia tutt'altro che facile. 

SINFONIA 8 L'Ottava è, per chi scrive, una sinfonia ingombrante, pletorica e ridondante di significati non del tutto musicali e che non ha superato la prova del tempo per definirsi un capolavoro. E' uno spettacolo più visivo che sonoro e almeno una volta nella vita va ascoltata dal vivo in concerto, ma su disco è improponibile e limitata nei suoi eccessi sonori e nei suoi intenti declamatori, tipici della mentalità tedesca che ama i gigantismi sonori, ma lontana anni luce dalle vere intime poesie musicali presenti nelle sinfonie precedenti. Per un consiglio, l'edizione di SOLTI, di KUBELIK, di TENNSTEDT o quella di CHAILLY si equivalgono. Ognuno può scegliere anche solo in base ai solisti che intervengono nell'elenco della gigantesca partitura o all'orchestra che si preferisce. 
 SINFONIA 9 La Nona è la più emblematica e anche la più controversa delle sinfonie mahleriane. Premetto che non è fra le mie preferite, nonostante la bellezza timbrica del primo movimento e la poesia dell'Adagio finale, ma è comunque sopravvalutata. Fra le edizioni storiche, quella di ANCERL e quella di KLEMPERER. Ottime sono le versioni di KARAJAN, e di BERNSTEIN con l'orchestra di Amsterdam, mentre SANDERLING e BOULEZ sono da consigliare a chi privilegia l' analisi psicologica del tormento sempre presente fra le note e ne traduce la musicalità in uno stile quasi espressionista. Molto bella la lettura di KUBELIK nonostante un'orchestra non sempre efficace e molto contrastata quella di GIULINI Passionali e molto riuscite la versione di CHAILLY e la prima incisione di SOLTI, che non esagerano mai né con i contrasti né con i sentimentalismi sempre ben nascosti fra le righe. 
E per finire... L'Adagio della Decima è solo un torso dell'immensa partitura che Mahler stava creando e quindi non mi sento di consigliare la sinfonia completa manipolata da altri , con i migliori intenti, ma che non ha nulla a che vedere con Mahler che morì prima di finirla. Il Canto della Terra non la considero una sinfonia e comunque sta a chi ama un timbro di voce piuttosto che un altro scegliere quale edizione ascoltare. Per conto mio, l'incisione di WALTER per la CBS in stereo e quella di KLEMPERER, sono le uniche che rispettano in pieno il significato della partitura: E sia WALTER che KLEMPERER erano stati allievi di Mahler. Quindi ciò è la conseguenza naturale di questo risultato.
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G. MAHLER, LE SINFONIE, PARTE I |
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RUBRICA A CURA DI PIERGIUSEPPE ZANARDI Nel centenario della morte di MAHLER, sia le riviste specializzate che le etichette discografiche hanno contribuito a divulgare servizi e ristampe in cd dell'opera musicale di questo grande compositore, geniale e contraddistinto da un'originalità fuori dal comune. L'enorme e anche controversa discografia esistente sul mercato dei cd che sono dedicati alle sinfonie mahleriane ci spinge a cercare di fare luce sulle più autentiche e artisticamente riuscite incisioni reperibili sul mercato italiano o sul web nei siti dedicati all'acquisto di musica online, come Amazon, eBay, Secondspin, Tower Records, ecc. Abbiamo fatto una scelta distinta anche come criterio artistico, tecnico ed economico per poter meglio indirizzare i nostri lettori sulla diffficile scelta e verificare anche la disponibilità reale del mercato attuale, fra ristampe, nuove proposte e serie economiche budget line. SINFONIA 1 Fra le edizioni storiche vanno ricordate le incisioni di HORENSTEIN e di ANCERL, superiori al quelle di WALTER e di MITROPOULOS come originalità, orchestra e tecnica di incisione. Fra le incisioni live spicca quelle di BERNSTEIN degli anni 80 mentre invece fra quelle tecnicamente perfette e ben supportate da un'interpretazione originale e sempre musicalmente ispirata il mio consiglio va su quella di INBAL, da tempo introvabile e adesso racchiusa in un cofanetto della Brilliant con tutte le altre sinfonie. 

SINFONIA 2 Per la Seconda sinfonia le interpretazioni sono più difficile da giudicare in quanto intervengono anche giudizi sul coro, sul soprano e sul mezzo soprano previsti dalla partitura. Per questo la mia analisi è partita da questi fattori e quindi tiene conto della prestazione vocale e interpretativa della solista, il cui intervento, come quello del coro finale, è il vero fulcro di tutta l'architettura musicale. Quindi ho eliminato dal gruppo proprio quelle interpretazioni dove le voci coinvolte facevano difetto. Fra le edizioni storiche una sola si eleva a grandezze irraggiungibili: quella di KLEMPERER in un'esecuzione live con l'orchestra della Radio bavarese superiore a tutte le altre dirette dal Maestro sia come partecipazione emotiva che come interpretazione musicale. Dell'integrale fatta da KUBELIK negli anni il 60 e il 70, la Seconda è la migliore di tutte, insieme all'Ottava e anche alla Nona. Incredibilmente ancora oggi fresca e possente è la lettura di MEHTA incisa con l'orchestra di Vienna e che tecnicamente supera molte versioni attuali come valorizzazione del suono. Io confesso però di avere un debole per la versione che RATTLE fece negli anni 80 con un'orchestra non certo di primo rango che suona con una precisione incredibile e interpreta in modo impagabile tutte le idee esplosive ed origineli del direttore britannico. Infine, la migliore, a nostro parere, resta la perfetta e superba versione di HAITINK con l'orchestra di Berlino. Umiltà e fierezza, musicalità e talento, istinto e perfezione si mescolano in un'interpretazione maiuscola ancor oggi insuperata. 
 SINFONIA 3 La Terza di Mahler è un gigante sinfonico non semplice da addomesticare. Il primo movimento dura più di mezzora e mette alla prova tutte le forze orchestrali dagli archi alle percussioni in una continua sollecitazione di virtuosismi strumentali. Importantissima è la partecipazione del contralto solista previsto nel quarto movimento, la cui interpretazione deve essere emotivamente intensa e appassionata e soprattutto con il timbro ed il fraseggio adatti al testo cantato. E proprio su questa scelta molte belle interpretazioni cedono il passo e deludono, pur essendo condotte in modo eccezionale per ciò che riguarda la prestazione dell'orchestra. E, mi spiace dirlo, BERNSTEIN è uno di questi casi a causa di una Christa Ludwig affaticata, ormai opaca e stanca nella voce e in difficoltà nello sforzo di adattare il suo timbro ai toni acuti e gravi della partitura. Ecco quindi,secondo me, le uniche tre versioni totalmente perfette sia nell'esposizione orchestrale che nella scelta felice del contralto , o mezzo soprano, che si unisce all'orchestra: RATTLE, con una grandissima lettura verticale, personale e suggestiva, SINOPOLI, con una grande orchestra ed una solista che illanguidisce e addolcisce il canto con un approccio poetico e naif, ed infine ROEGNER, che umilmente si avvicina a questa maestosa sinfonia con una grande venerazione e la sviluppa a par suo con una grande ed intensa lettura musicale, energica e delicata nello stesso tempo, regalandoci un'ottima interpretazione. Anche TENNSTEDT ci regala una bella lettura della Terza, ma è di difficile reperibilità sul mercato e difficilmente rintracciabile anche su Internet. 
SINFONIA 4 Per la Quarta sinfonia si può vedere nell'elenco della DISCOTECA IDEALE l'elenco delle versioni citate due anni fa. Non è cambiato nulla da allora. HAITINK con l'orchestra di Berlino, BERNSTEIN con l'orchestra di Amsterdam rimangono le scelte prioritarie, seguite da TILSON THOMAS, ABBADO nella sua prima incisione e MAAZEL. Infine NANUT per ascoltare la voce bianca di Max Emanuel Cencic, che ora è un controtenore molto apprezzato nel repertorio barocco. 
 SINFONIA 5 La Quinta sinfonia, diventata famosa grazie al film di Visconti Morte a Venezia,in cui l'Adagietto è quasi il vero protagonista della pellicola, ha avuto un numero incredibile di esecuzioni ma solo pochissime hanno avuto l'opportunità di aggiungere qualcosa di nuovo e di profondo rispetto a tutte le altre, sia per il valore orchestrale che per la personalità dei direttori che l'hanno messa in repertorio. Prima di tutto BERNSTEIN, in modo assoluto, riesce a toccare l'anima e con la sua sensibilità trasforma la partitura in un lungo viaggio attraverso il dolore e la fede sempre insiti nello stato d'animo del compositore. Dopo di lui CHAILLY porta a livelli altissimi la capacità tecnica al servizio del messaggio musicale con un'incredibile lettura fiera e quasi inaccessibile. Con la stessa orchestra, il Concertgebouw di Amsterdam, JANSONS arriva attraverso altre strade all'altezza vertiginosa della lettura di CHAILLY, immergendo la partitura quasi in una lettura dell'anima con un'umiltà straordinaria e sincera. 
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R. STRAUSS: EINE ALPEN SINFONIE |
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RUBRICA A CURA DI PIERGIUSEPPE ZANARDI Non sono un grande estimatore di Richard Strauss, che considero compositore molto più originale in campo operistico che in quello sinfonico. Tuttavia nutro una leggera infatuazione per questo lavoro, ridondante ed effettistico ma che nei suoi limiti mescola da un lato un tipo di scrittura melodica ed armonica che rasenta un po' la megalomania narcisistica del suo autore e dall'altro un'originalità e un azzardo fonico fuori dal comune. Dall'epoca stereofonica a quella digitale, le incisioni discografiche hanno saputo valorizzare ed enfatizzare le valenze pirotecniche di questa partitura e si sprecano le edizioni che hanno affollato gli scaffali dei negozi di dischi. Ma fra tante interpretazioni qual è quella che ha saputo mantenerre lo spirito autentico di questo viaggio musicale in pieno stile viennese senza cadere nel kitsch o nella maniera? Cominciando in ordine alfabetico, vediamo che sono ben poche quelle che hanno superato il test. HAITINK Delle due incisioni lasciateci da Haitink, l'ultima sembra essere la migliore. La prima è con l'orchestra del Concertgebouw, che ha una lunga tradizione straussiana, anche se non come quella dell'orchestra di Dresda, ma è l'interpretazione di Haitink che sembra priva di muscoli e di originalità. La seconda invece, con l'orchestra di Londra, sembra più ricca di contrasti e di spunti originali, anche se, essendo un concerto live, pecca di certi eccessi sia nella misura dei tempi che nelle enfatiche sonorità di molti strumenti. KARAJAN Il direttore austriaco è stato uno dei più grandi interpreti di Strauss, sia di quello sinfonico che di quello operistico. Le sue letture, precise, fedeli allo spirito dell'epoca e ammorbidite da un'eleganza e una musicalità tipiche del suo modo di dirigere, hanno saputo evitare lo scoglio dell'enfasi, dell'effetto plastico fine a se stesso e soprattutto hanno evitato lo spettro della noia, dove invece ci hanno spesso trascinato le versioni del suo rivale Karl Bohm o peggio ancora le fredde letture superficiali e vuote di Solti. Quella di karajan è un'interpretazione maiuscola, piena di musicalità e di poesia, vissuta con rara umiltà ma allo stesso tempo, con mirabile maestria. Un capolavoro. KEMPE Ma il vero capolavoro l'abbiamo qui, nella lettura di Kempe. Il più grande interprete storico di Strauss ci porta in cima alla vetta con uno slancio ed un'energia degna di uno scalatore sherpa. Musicalità e pathos, dramma lirico e fantasia contrappuntistica si fondono in'interpretazione calda e passionale, ricca di significati allegorici e di dramma epico. La scalata diventa un'esplorazione dell'anima e la cima non è solo una meta del viaggio ma il culmine di un'esperianza quasi tantrica dello spirito umano. Kempe non ha avuto bisogno della tecnica digitale per offrirci questa lettura in technicolor piena di densa melodia e di genialità interpretativa. MEHTA Il direttore indiano ci offre una lettura energica e musicalissima, piena di poesia ma anche di spirito drammatico. Nonostante l'orchestra non sia tra le migliori del mondo la sinfonia si snoda fra i suoi pianissimo ei suoi fortissimo attraverso una gamma infinita e variegata di atmosfere e di sensuali proiezioni sonore facendoci vivere un'esperienza molto ricca di sfumature musicali. PREVIN Previn ha lasciato due incisioni di questa sinfonia. La prima per la EMI negli anni 70 el'ultima per la TELARC negli anni 90. Ambedue hanno ricevuto gli elogi della critica per l'originalità e maestria con cui il direttore ha saputo comporre il mosaico sonoro di questo difficile lavoro. La seconda versione però dal punto di vista tecnico è migliore anche se ha il neo di non avere possibilità di suddividere le varie fasi della sinfonia con il telecomando del lettore CD perchè gli episodi non sono rintracciabili essendoci un track unico per tutta la sinfonia. SINOPOLI Il direttore italiano ha sempre avuto un feeling con questo compositore e ne ha firmato una splendida antologia con l'orchestra di Dresda, la più straussiana di tutte. L'interpretazione live è magnifica, in certi momenti superiore a quella di Karajan per poesia e senso del mistero. I vari passaggi si snodano con autentica musicalità e sensibilità mettendo in luce il magistero di questo grande direttore prematuramente scomparso. Quel senso di alchimia sonora con atmosfera viennese d'inizio secolo circonda tutta l'architettura apparentemente fragile di questa sinfonia, portandoci attraverso un viaggio misterioso e allucinato sulla vetta non di una montagna ma di un mondo del tutto inesplorato. PIERGIUSEPPE ZANARDI |
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