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AROUND BACH

Johann Sebastian Bach: Toccata e Fuga, BWV 565 (arr. F. Busoni)

Max Reger: Variazioni e Fuga su un tema di J. S. Bach, op. 81

Franz Liszt: Weinen, Klagen, Sorgen, Zagen, S. 179

César Franck: Preludio, Corale e Fuga, M. 21

Johann Sebastian Bach: Capriccio sopra la lontananza del fratello dilettissimo, BWV 992

Massimo Giuseppe Bianchi, pianoforte

Decca 4814521

Schermata 2016-11-02 alle 16.07.41

Nella nuova uscita Decca il pianista Massimo Giuseppe Bianchi tratteggia un itinerario particolarmente coinvolgente che pone Bach come nume tutelare e intorno a lui quei “discendenti” di cui si accenna anche nelle belle note esplicative contenute nel disco. Il disco si segnala soprattutto per la proposta, rarissima, delle “Variazioni e Fuga su un tema di J. S. Bach, op. 81” di Max Reger, un grande capolavoro dimenticato e di vaste proporzioni che, ai giorni nostri, è suonato, a quanto mi risulta, dal solo András Schiff. Il brano di Reger, di concezione neo-barocca, trae la propria linfa propulsiva da un breve frammento della bachiana Cantata n. 128 da cui scaturisce una colossale serie di variazioni di difficoltà crescente e terminanti in una impegnativa fuga di otto minuti. Un cimento non indifferente per qualsiasi pianista, non tanto a causa degli scogli tecnici di cui è disseminata la partitura, quanto per la tenuta strutturale che è necessario infondere a tutto l’edificio regeriano. Senza un pianista men che magistrale, il rischio è che questo grande e squisito “soufflè” si afflosci su se stesso, stancando l’ascoltatore. Rischio evitato da Bianchi, che offre invece una prova memorabile e che si pone senz’altro fra i riferimenti per questo pezzo. Anche “l’esprit de geomètriè” che informa tutti gli altri brani è sorretto dal continuo slancio fantastico del pianista italiano. Nella celeberrima “Toccata e fuga in Re minore” (trascritta dall’originale organistico da Ferruccio Busoni), il singolare “tocco” pianistico di Bianchi, giocato sull’alternanza fra un suono, staremmo per dire “fortepianistico”, e un affondo più organistico, incontra momenti esaltanti e conduce a una coda di grande impatto sonoro. Oasi di sublime meditazione sono invece le variazioni lisztiane, anche queste giocate sul principio del crescendo, salvo chiudersi anch’esse in un’atmosfera di toccante raccoglimento. Di notevolissimo rilievo l’esecuzione del “Preludio, Corale e Fuga” franckiano: un esordio “liquido” ci conduce, tramite una serie di trasmutazioni sonore, all’apoteosi fugata, forgiata dalla sapienza polifonica di Bianchi (le “trame” sonore della fuga scorrono perfettamente nella “visione” uditiva) Un disco pianisticamente molto rilevante specie, lo ribadiamo, per la presenza del negletto Reger. Un’uscita da non mancare.

Fabrizio Carpine