Teatro alla Scala

04 settembre 2018

Royal Philarmonic Orchestra

Sergej Krilov, violino

Marin Alsop, direttore

5 stelle

Il Festival MiTo Settembre musica giunge alla sua 12esima edizione e lo fa confermando l’assoluta bontà di una proposta che all’inizio poteva sembrare un azzardo: gemellare due città molto diverse fra loro come Milano e Torino all’insegna della grande musica. La kermesse ha saputo rinnovarsi in questi anni, attraversando anche momenti difficili dopo gli entusiasmi delle primissime edizioni e sembra aver trovato oggi, sotto la sapiente guida del suo nuovo direttore artistico Nicola Campogrande, una nuova dimensione, più fuzionale e forse anche più fruibile. 

Il concerto del 4 settembre scorso era la replica di quello torinese del giorno precedente e portava a Milano una delle migliori compagini orchestrali: la Royal Philarmonic Orchestra.

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Bastava questo, credo, per rendere speciale un concerto d’apertura nella prestigiosa location del Teatro alla Scala. Le aspettative non sono state disattese. Sul podio l’americana Marin Alsop, grande talento della bacchetta. Solista doveva essere Julia Fischer ma, a causa di una improvvisa indisposizione, è stata sostituita last minute da Sergej Krilov. Questo  ha rappresentato, per chi scrive, una delusione. Senza nulla togliere allo straordinario talento di Krilov (che non scopriamo certo oggi), sarebbe forse stato più interessante per il pubblico milanese, ascoltare questo genio musicale capace di suonare con egual bravura tanto il violino quanto il pianoforte (celebre a tal proposito un suo concerto tenuto qualche anno fa in terra tedesca, dove nella prima parte suonata il concerto di Saint-Sâns per violino mentre nella seconda parte quello di Grieg per pianoforte!).

Questo cambio last minute sembra purtroppo avere influenzato anche l’esecuzione dello splendido concerto di Tchaikovsky, l’unico scritto dal compositore russo per il violino. Solista e orchestra sembravano su due mondi distanti anche se la vulcanica lettura di Krilov è riuscita comunque ad incantare il pubblico scaligero, quanto mai variegato (molti i turisti stranieri, per vancanza nel capoluogo lombardo in questio giorni) e attento.

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Ad aprire la serata una inedita orchestrazione da Träumerei di Robert Schumann, in prima esecuzione italiana, realizzata da Victoria Borisova-Ollas dall’originale pianistico. Un pezzo che trova la sua ragion d’essere in programma grazie all’apertura sempre maggiore data da Campogrande alla musica d’oggi, ma che non si è rivelato troppo interessante se non per il rilevo dato ai vari strumenti a fiato.

Chiudeva il programma L’Oiseau de feu, la musica per il balletto di Diaghilev composto dal 27enne Igor Stravinskij, al tempo della composizione un illustre sconosciuto. E come ci ha molto ben ricordato Gaia Varon cui è spettato introdurre brevemente il concerto, questa pagina è in grando ancora oggi, a più di cento anni dalla sua prima esecuzione (Parigi, 1910), di stupire l’ascoltatore. La Alsop ha fornito sicuramente una lettura personale di questo capolavoro, senza calcare la mano sugli aspetti forse più sconvolgenti della partitura. Una lettura comunque rigorosa, magistralmente interpratata dall’orchestra, impegnata in ogni suo rango (dagli archi, ai fiati, fino alle percussioni tutte, protagoniste indiscusse della pagina).

Ma il pezzo forse più riuscito della serata è stato – paradossalmente – quello non previsto in programma: un bis, dedicato al grande Lenny Bernstein in occasione del suo centenario, con l’Ouverture dal Candide (opera messa in scena nel 2007 proprio alla Scasla, non senza polemiche per la regia di Robert Carsen del 2007).

Qui la Alsop ha tirato fuori la sua anima americana che l’orchestra ha mirabilmente seguito. Una musica travolgente, per concludere degnamente una serata di grande musica.

Gabriele Formenti